Arte concettuale · Dal 2025
Quanti oggetti produciamo e accumuliamo e soprattutto, che valore hanno per noi — e chi lo decide?Affettivo, identificativo, identitario, ruffiano, radicato, atteso, esibito.
Nessun Valore nasce da una pulsione strana, quasi primordiale: raccogliere ciò che la natura ha modellato nel tempo, e restituirgli un significato.
Nasce anche da una domanda che ha il sapore della ribellione — ribellione contro tutto ciò che è già definito, e che ci definisce a nostra insaputa: cos'è che vale?
Scommetto che l'hai fatto anche tu. Hai raccolto quella pietra, quel bastone, quella piuma, e te la sei portata a casa. Perché? Non serviva a niente. Non valeva niente, secondo ogni criterio che conosciamo. Eppure è ancora lì, da qualche parte — in un cassetto, su una mensola, in tasca di una giacca che non indossi più.
Nessuno te l'ha chiesto. Nessuno l'ha stabilito. Sei stato tu, in un istante che non sai spiegare, a deciderne il valore.
Sono Eva. Trovo oggetti nella natura, gli do un nome, e li vendo qui. Nessun Valore non è un'azienda: sono solo io.
Un oggetto trovato per caso, senza utilità commerciale. Eppure ha un nome, una storia, un prezzo. Chi ha deciso che vale qualcosa? Tu, nel momento in cui lo consideri.
Ogni oggetto viene trovato, nominato, raccontato. Questo processo è l'opera d'arte. Non l'oggetto in sé — ma il significato che gli costruiamo intorno.
Se compri, l'opera è riuscita. Da nessun valore si è creato valore. Non perché lo diciamo noi — ma perché lo hai deciso tu.